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Dopo l'acclamato Bar Mediterraneo, Massimo Di Lena e Lucio Aquilina tornano con People Of The Moon, espandendo il loro suono in uno spazio di libertà creativa. I People of the Moon non sono figure di fantasia, ma una dimensione dentro ognuno di noi: una forza profondamente personale eppure universale, una mentalità alternativa che emerge quando ci liberiamo dalle convenzioni sociali. Sotto la luce della luna, l'album esplora ansie e aspirazioni attraverso groove e ritmo, espressi in napoletano, arabo, inglese, spagnolo e portoghese. Si muove con fluidità dalle influenze afro-cubane di Celavì alle textures anatoliche di Ma Tu Che Bbuò, fondendo chitarre highlife con i mandolini che sono ormai una firma di Nu Genea nuovi ritmi filtrati attraverso una lente italiana. Il primo singolo Sciallà (2025) ha introdotto questa direzione: il ballo come catarsi, non come fuga. La title track riflette una resilienza silenziosa, fatta di costanza più che di trionfo. Onenon, con la partecipazione di Tom Misch, incanala un brit-funk mediterraneo, mentre Acelera, con María José Llergo, evoca una rincorsa all'irraggiungibile dalle tinte flamenco. Puleza richiama Nuova Napoli con energia incalzante e sintetizzatori vintage, mentre Shway Shway, cantata da Celinatique, cattura il flusso orbitale dell'album misurato, ricco e ritmicamente complesso, riecheggiando le esplorazioni afrobeat con Tony Allen. La melodia resta centrale, come in Carè. Lungo le dieci tracce, cadere, volare e ballare si fondono in un groove sospeso. Ondas Do Mar di Gabriel Prado incarna questa attrazione: un movimento ciclico, come le maree irresistibile, trasformativo e vivo dentro di noi.